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Il Dōjō

Il Dōjō di Novara

“Dōjō” è una parola giapponese che significa “Luogo per la ricerca della Via”. In sanscrito prende il nome di “Bodhi Manda” che significa “Luogo di salvezza (o di saggezza)”. L’atmosfera del Dōjō deve essere calma e serena e il silenzio deve essere completo, salvo per i rumori della pratica.

L’accesso al Dōjō è riservato a chi vuole praticare, quando egli è già rivestito con l’apposito costume. I curiosi e coloro che vogliono ritrovare gli amici sono pregati di attendere nell’anticamera, badando a non essere di disturbo. Chi è sinceramente interessato ad assistere vorrà farlo in rispettoso silenzio.

Nel Dōjō siate consapevoli e gioiosi, abbandonate ogni considerazione di fama e di ricchezza, dimenticate i pregiudizi di razza e di sesso. L’ardore della pratica deve unirsi ad una atmosfera di ricerca interiore. Siate sinceri !

Se entrate temporaneamente a fare parte della comunità, accettatene le regole seguendo con buona volontà gli insegnamenti e rispettando la gerarchia dei gradi. Vi sono richieste tre qualità: una buona educazione, un grande amore per l’arte, fiducia nel Maestro.

Le regole tradizionali e l’atteggiamento mentale che vi vengono suggeriti non sono mortificazioni imposte a chi pratica, ma costituiscono un costume che favorisce il lavoro collettivo ed il progresso individuale.

Dovete esser puliti nel corpo e nel costume; entrare nel Dōjō col piede sinistro (uscirne col destro); disporre ordinatamente le calzature con la punta verso l’uscita. Portate rispetto ad ogni cosa, osservate gli orari e non mostratevi a torso nudo.

Eseguite con cura i saluti tradizionali, ma state attenti a non abusarne. Coltivate rispetto e gratitudine per il Maestro e per i compagni di pratica.

Parlate il meno possibile. Controllate i pensieri concentrandovi su quanto fate, su quanto vedete fare; non vi distraete, non contribuite a distrarre gli altri.

Se non vi sentite di seguire queste regole, non entrate nel Dōjō: ogni insegnamento sarebbe inutile per voi ed il vostro atteggiamento sarebbe di danno agli altri.

 

TERMINOLOGIA di BASE

La zona che generalmente si trova di fronte all’ingresso del Dōjō si chiama kamiza (letteralmente “il posto più in alto”, o il posto d’onore). È l’area più importante del Dōjō, quella dove si può trovare una piccola urna Shinto dedicata agli dei, che si chiama kamidana.  

La ragione per cui kamiza si trova dalla parte opposta all’ingresso è duplice: da una parte perché era la zona che restava più calda al riparo dalle correnti della porta di accesso, dall’altra perché era la zona più lontana da raggiungere ed attaccare nel caso di ingresso nel Dōjō di nemici con intenzioni ostili. Quest’ultima è la medesima ragione per cui tradizionalmente vicino all’ingresso si mettono i praticanti meno esperti: in caso di attacco sarebbero quelli destinati ad impegnare e stancare il nemico che poi si troverebbe ad affrontare i combattenti più forti del Dōjō avendo già speso energie per abbattere i primi.

Sul lato opposto a kamiza si trova lo shimoza (o “il posto più in basso”) dove si trova di solito l’ingresso. Guardando da shimoza verso kamiza sulla destra si trova joseki e sulla sinistra shimoseki.

La zona frontale del Dōjō può anche essere chiamata semplicemente shōmen (o shinza), ovvero letteralmente “la parte frontale”. A questo termine è legato evidentemente anche il termine Shōmen ni rei  per indicare il saluto di rito previsto dall’etichetta (reishiki) fatto appunto girati verso la zona frontale.

Il Maestro (sensei) siede di fronte a kamiza, mentre i componenti del Dōjō si devono poi allineare in shimoza in ordine di grado da joseki a shimoseki, da kamiza a shimoza (ovvero lasciando più vicini a kamiza i membri di grado più alto) nel caso in cui fosse necessario disporsi su più file.

In ultimo la parte centrale del Dōjō è la zone dove si svolge effettivamente l’allenamento ed è chiamata embu-jō.

Come evidenzia Dave Lowry nel suo bellissimo libro “In the Dōjō”, le diverse aree del Dōjō sono da alcuni ricondotti alla cosmologia Taoista. In particolare alcuni ritengono che kamiza si possa ricondurre al Nord, ovvero all’elemento “acqua”. Dal lato opposto shimoza sarebbe dunque da considerarsi Sud, a rappresentare l’elemento “fuoco”. Joseki sarebbe l’Est, correlato all’elemento “legno” e shimoseki l’Ovest, correlato all’elemento “metallo”. La zona centrale, dove si svolge la pratica, è ricondotta appunto al centro, ovvero alla Terra, il quinto elemento.

Per la cosmologia Taoista infatti l’interazione di Yin e Yang è espressa attraverso cinque manifestazioni base dell’energia, i cinque elementi. Il termine non si riferisce ai cinque elementi base che si possono trovare ovunque in natura, ma è una metafora, si riferisce ai cinque modi attraverso cui il Qi si esprime nell’universo. I cinque elementi sono semplicemente gli emblemi di rappresentazione delle cinque fasi di movimento del Qi.

La prima fase corrisponde all’energia a riposo, in un estremo stato di quiete e concentrazione. Questa fase è identificata con l’acqua, in quanto l’acqua è un elemento che, se indisturbato, diviene spontaneamente calmo e statico. La seconda fase è lo sviluppo della prima: se l’energia è completamente in quiete, ha un enorme potenziale, che prima o poi si manifesta. Questa seconda fase corrisponde dunque all’esplosione dell’energia, ed è rappresentata dal legno, in quanto gli alberi tornano in attività in primavera, dopo il riposo invernale. L’esplosione di attività nella fase Legno non dura per sempre, prima o poi l’energia si stabilizza ed inizia una fase di equilibrio in cui l’energia fluisce con uniformità mantenendosi costante. Questa terza fase corrisponde al fuoco, in quanto il fuoco è un elemento in grado di sostenere un alto livello energetico per lunghi periodi. Mentre il Fuoco rilascia tutto il suo potenziale energetico inizia a degenerare nella quarta fase, in cui l’energia si condensa. È la fase del metallo. È rappresentata dal metallo in quanto esso è uno stato di energia altamente condensato. La quinta fase energetica corrisponde al momento in cui sopraggiunge equilibrio, armonia e interconnessione tra tutti gli altri quattro stati. energetici. Questa fase finale è rappresentata dalla Terra, ovvero il frutto della combinazione degli altri elementi.