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Sasaburō Takano vs Takaharu Naitō: magnifico oltre ogni descrizione

Ogawa Chūtarō, 9° dan di kendō, all’età di ottantacinque anni rievoca un leggendario incontro fra due dei più grandi Maestri di kendō della storia.


“Quando avevo ventisette anni ho assistito al Butoku-den di Kyōto, a un combattimento tra i due celebri Maestri Takano Sasaburō e Naitō Takaharu.

Le punte degli shinai dei due maestri si toccavano appena. Tutti e due si misero inizialmente in guardia media, chūdan. Poi il maestro Takano salutò leggermente e assunse la guardia alta, jōdan, sollevando il suo shinai al di sopra della testa. Questa guardia jōdan era magnifica… Il maestro Naitō manteneva il suo shinai in chūdan puntandolo verso gli occhi del suo avversario. In questa posizione continuò a lanciare potentemente il suo ki offensivo, mentre il Maestro Takano lanciava il suo ki a partire dalla guardia jōdan. Gli spettatori non fiatavano, e la sala era calma come la terra bagnata d’acqua. Il combattimento continuò silenziosamente. Trenta secondi, poi un minuto passarono. Improvvisamente, con un rumore secco, lo shinai del Maestro Takano colpì il polso – Kote – del Maestro Naitō, che restò immobile, senza essere per nulla infastidito dal colpo. Il Maestro Takano riprese la guardia jōdan, il Maestro Naitō continuò a stare in chūdan. Dopo aver fatto la finta di colpire il polso, il Maestro Takano colpì alla testa – men – poi continuò a colpire per cinque volte il Maestro Naitō alla testa e al polso. Ogni volta, il rumore secco risuonava nella sala, ma il Maestro Naitō restava imperturbabile, come se gli attacchi del Maestro Takano non esistessero. In capo a qualche minuto il giudice fece il segno di fermare il combattimento, i due Maestri si separarono. Il Maestro Naitō non aveva dato nessun colpo.

Durante questo combattimento, ogni volta che il Maestro Takano voleva colpire il polso o la testa, il maestro Naitō proiettava il suo ki. Se il Maestro Takano avesse colpito dopo aver messo il Maestro Naitō in una situazione difensiva attraverso la proiezione della propria volontà d’attacco, i suoi colpi sarebbero stati validi. Ma ogni volta che il Maestro Takano ha voluto attaccare, il Maestro Naito ha annullato il ki d’attacco del maestro Takano con il proprio ki. Per questo tutti i suoi colpi sono falliti, benché avessero raggiunto l’avversario. Non c’era nessun vuoto nella guardia, né nello spirito del Maestro Naitō. Il Maestro Takano ha colpito là dove non esisteva il vuoto. Ha semplicemente colpito, e il suo colpo ha semplicemente toccato. Questo è tutto. Se si tocca di propria iniziativa, senza poter creare un vuoto nel proprio avversario, questo colpo non è efficace e non costituisce un vero colpo. Allo stesso modo, se si colpisce nel momento in cui non bisogna colpire – è il caso di questo combattimento – è quello che ha colpito che ha perso in qualità. E’ un punto difficile del kendō.

Se osserviamo questo combattimento da spettatori ordinari di una competizione sportiva contemporanea di kendō, il giudizio sarà semplice. Takano ha vinto ampiamente, poiché ha colpito cinque volte, mentre Naitō restava imperturbabile, senza parare né attaccare, ma la valutazione dei Maestri di allora è completamente diversa. Perché?

In primo luogo, bisogna sottolineare che si tratta di un combattimento fra i Maestri di più alto livello dell’epoca, giudicati da loro pari. Dietro l’apparenza, questi ultimi hanno visto lo svolgimento di un combattimento tra lo spirito e la volontà di due persone, ciò che essi chiamano un combattimento di ki.

La guardia alta jōdan è di principio quella che si assume di fronte a un avversario inferiore. Takano ha assunto questa guardia e ha salutato il suo avversario come segno di rispetto e, in un certo modo, per scusarsi. Avendo preso la guardia jōdan, è lui che avrebbe dovuto respingere l’avversario, anche senza colpirlo. Ora, per tutto il tempo dello scontro Naitō, in guardia chūdan, respinge l’avversario con la propria volontà trasmessa dallo shinai. Resta imperturbabile, anche quando riceve un colpo. Takano è respinto dalla volontà e dalla forza immanente del suo avversario, e deve colpire per evitare di indietreggiare ancora di più. Non colpisce dopo aver creato un vuoto nell’avversario, ma è il suo avversario che lo obbliga a compiere quel gesto. Il colpo di Takano non rappresenta dunque la conferma della condizione di vulnerabilità in cui avrebbe condotto l’avversario. I suoi colpi sono simili ai colpi di piccozza di un alpinista che cerca di non scivolare in basso, e non ai colpi che gli assicurano la salita.”

Bisogna aggiungere che Ogawa, allievo di Takano, omette di precisare che quest’ultimo dovette indietreggiare pur portando i colpi, e che, quando il giudice fermò l’incontro, era stato respinto fino al limite dello spazio di combattimento. Se i suoi colpi fossero stati validi, è lui che avrebbe dovuto avanzare. Naitō ha messo l’avversario nella condizione di esser costretto a colpire senza poter scegliere che colpo sferrare, mentre dal canto suo restava in una condizione di assoluta pienezza. Questo modo di condurre il combattimento è stato giudicato dagli adepti di alto livello “magnifico oltre ogni descrizione.

(Dal volume di Kenji Tokitsu, Musashi e le arti marziali giapponesi, Luni 2003)

Naitō Takaharu (1862–1929)

Takano Sasaburō (1862–1950)

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